la risposta del sindaco

Cari amici, cari lettori,

la mia vena scribacchina mi ha portato a scrivere alcune righe, nel post precedente,  fra il serio e il faceto, su quelle che sono le vicende politiche sudtirolesi; ho pensato di provare a dar loro un po’ di dignità riportandole in un mondo di fantasia e di poesia, ma non credo di esserci riuscito.

La vicenda è chiaramente indirizzata in un senso ma si potrebbe benissimo girare dall’altra parte, dove , a parte i ruoli, le cose non cambiano molto, e tali rimangono le singolar tensioni e le risse meschine e i tradimenti; nemmeno i comunque veri vincitori di qualsiasi battaglia sudtirolese ci fanno bella figura, con la loro tattica di attesa, di aspettare al varco l’amico più addomesticabile.

Dovunque la si rigiri la politica sudtirolese fa di tutto per dare ragione a mia madre che mi diceva : “ lascia stare la politica che è una cosa sporca “.

A conferma di tutto ciò ricevo questa risposta , dall’ indirizzo mail del primo cittadino,  nemmeno firmata, ma presumo fonte delle fatiche del sindaco in carica per ora, ma dimessosi per domani, ma già pronto a ricandidarsi per dopodomani.

Non meriterebbe una gran attenzione e comunque è mio costume rispettare la risposta di chi si sente in qualche modo preso di mezzo dai miei scritti.

Senonchè lo “scritto municipale” non risponde al mio scritto, ma coglie meschinamente al volo l’occasione per attaccare un’ organizzazione e tanta gente che si è occupata di ambiente e che ha dedicato tempo e fatica per questo.

Al di là degli strafalcioni presunti scientifici e delle velate minacce di olio di ricino, pardon di TSO, rimane un certo senso di nausea, misto ad attacchi di bile, per la scarsa capacità di questa signoria di accettare le critiche e di pensare che non tutti debbano inginocchiarsi al suo passaggio.

L’incapacità assoluta al confronto, nemmeno fra amici, come potrebbe essere il teatrino delle primarie, fa di questo personaggio , nonostante la sua superficialità, un qualcosa di pericoloso e di inquietante.

Mi stupisco come alcuni illuminati “intellettuali” del mondo sudtirolese possano solo pensare di dare “mano libera” a siffatta persona. Ma il tempo ci sarà testimone . Intanto vi lascio alla lettura di questo esempio di democrazia e inno alla partecipazione popolare!

Claudio Vedovelli

ricevuta dall indirizzo mail del sindaco di Bolzano Luigi Spagnolli [sindaco@comune.bolzano.it] in data 15.1.10

2a parte

La città ricca e triste, come in genere tutte le città ricche non era popolata esclusivamente da ricchi, e come tutte le città tristi non aveva solamente abitanti tristi. Anzi, i ricchi erano abbastanza pochi, mentre il grosso della popolazione era benestante, e c’erano anche diversi poveri. E per quanto riguarda i tristi, c’era una percentuale relativamente piccola di abitanti tristi, che avevano deciso di riunirsi in un’associazione – era cosa molto tipica, in quella città, che tutti quelli che avevano un interesse comune si riunissero in un’associazione -. L’avevano chiamata Lamenti e Lamenti, l’associazione, oppure Lamenti Ripetuti. Si ritrovavano e rendevano pubblici i loro motivi di tristezza attraverso un sito internet curato da Sempronio Spiritelli e da Rosetta Poverini, i leader del gruppo. I due si erano agganciati anche ad un movimento nazionale – era cosa tipica in quella città farsi forti dell’appartenenza a movimenti nazionali, nonostante che l’autonomia di cui godeva la città ed il suo territorio consentivano di determinare quasi del tutto in loco le regole del vivere civile -, che faceva capo a tal Pino Grilletto, un noto showman che per rilanciarsi dopo un’onesta carriera ormai sul viale del tramonto aveva pensato di dedicarsi a gridare al mondo tutte le proteste che riguardavano l’ambiente, la salute, i politici e l’obesità. Così quelli che protestavano, avendo una cassa di risonanza che finiva sui rotocalchi nazionali, si sentivano più importanti. Ovviamente il Grilletto, facendo onore al suo nome, faceva partire il colpo, che però usciva dalla canna, dove poi si vedeva il fumo; così che tutti davano la colpa alla canna e non al Grilletto.

Il Sempronio e la Rosetta, insieme al loro gruppo di amici tristi, non erano d’accordo sul fatto che nella città si producesse l’immondizia, e così tutta quella che trovavano la usavano spargere sulle persone che non s’impegnavano insieme a loro, pensando che a forza di coprire gli altri di immondizia, questi si impegnassero a non produrne più. Siccome però se avessero coperto tutti i cittadini produttori di immondizia con la loro immondizia, probabilmente si sarebbero trovati in minoranza e alla fine i cittadini produttori di immondizia ricoperti di immondizia gliela avrebbero fatta mangiare a loro stessi, l’immondizia con cui venivano coperti, avevano deciso di coprire di immondizia solamente le persone pubbliche, quelle che sono tutti i giorni sui giornali, e che loro chiamavano re, regine, e principi, anche se erano eletti dal popolo. Ma siccome loro non li votavano, per loro era come se fossero re, regine e principi. In quella città, come in tutto il mondo, ricoprire di immondizia i re, le regine e i principi, ovvero nel caso specifico gli eletti dal popolo, è sempre stata cosa gradita al popolo medesimo, che ha così la sensazione di prendersi una rivincita sui suoi capi, sia che siano re, regine e principi, sia che siano eletti dal popolo medesimo.

Quando però i predetti eletti dal popolo annunciarono che avrebbero acceso un grande fuoco per bruciare l’immondizia (mettendoci tutti i filtri affinché il fumo prodotto non fosse pericoloso), il Sempronio, la Rosetta ed i loro amici tristi si ritrovarono spiazzati: non essendoci più immondizia, veniva loro a mancare la materia prima da spargere addosso ai re, alle regine e ai principi, ovvero agli eletti dal popolo. La reazione fu ovvia: concentrarono i loro lamenti contro il grande fuoco, che a loro dire avrebbe bruciato tutti, e che in realtà toglieva loro la materia fondamentale del loro impegno. E anche qui il popolo diede loro ragione: a tutti fa paura essere bruciati dal fuoco, anche se il fuoco non è pericoloso.

Fu così dunque che il grande fuoco non si fece, i re, le regine ed i principi furono cacciati, ma l’immondizia continuò ad aumentare e siccome non c’era più nessuno su cui spargerla finì per coprire il popolo stesso, che alla fine, esasperato, gliela fece mangiare tutta ai membri dell’associazione Lamenti e Lamenti. I quali vennero salvati dal provvidenziale ritorno di re, regine e principi – che loro pensavano di aver cacciato, ma che in realtà avevano concluso il loro mandato ed erano poi stati rieletti (non gli stessi, altri, ma per i tristi di Lamenti e Lamenti non faceva differenza) -, i quali, grazie all’efficiente sistema sanitario presente in città, li fecero curare come si deve, con apposite lavande gastriche.

Qui una morale c’è, anzi due.

La prima, che a forza di spargere immondizia sugli altri prima o poi ci se la ritrova addosso, e si rischia di doversela rimangiare.

La seconda, che in una città che funziona, i malati vengono curati, nei casi estremi anche su istanza del re, ovvero dell’eletto dal popolo.

; – )

ricevuta  dall’ indirizzo mail del sindaco di Bolzano Luigi Spagnolli in data venerdì 15/01/2010 16.24

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