14 febbraio, san Valentino: rose con troppe spine.

In nome della rosa

San Valentino: festa degli innamorati. Un’occasione per far festa, per ricordarsi che esistono anche i sentimenti in questo mondo dominato dalle cose.

Regalare una rosa potrebbe sembrare un atto semplice, ma ci siamo mai chiesti da dove provengono quelle rose che il mattino del 14 compriamo per il nostro/a innamorato?

Molti penseranno da San Remo, la famosa riviera dei fiori; ma non è così, certamente non in febbraio; nel 90% dei casi le rose del 14 provengono da qualche serra in Kenia, Colombia ed Ecuador, dove sono state raccolte da lavoratrici locali, sottoposte ad orari impossibili, a trattamenti economici irrisori, a rischi altissimi per la loro salute dovuti all’uso incontrollato e intensissimo di sostanze tossiche antiparassitarie.

Dunque il 12 febbraio le rose vengono raccolte a 50 chilometri da Nairobi, inviate a Nairobi con centinaia di camion-frigo. Da Nairobi partono decine di aerei notturni con frigoriferi, per lo più in direzione Olanda.

Qui vengono portate con altri camion refrigerati nel paese di Aalsmeer, a 50 minuti di camion da Amsterdam, dove il 13 avviene la grande asta dei prezzi e quindi le rose partono dentro centinaia di camion refrigerati in direzione dei diversi mercati che forniscono i vari punti di distribuzione : negozi, carretti ambulanti e venditori ambulanti, tutto qs il 14 mattino.

Un viaggio che deve essere veloce, e deve rispettare la catena del freddo, tenendo conto della merce facilmente deteriorabile.

L’ impatto ambientale di questo mercato è enorme ad iniziare dall’inquinamento delle falde, dei laghi e fiumi dove vengono smaltiti i prodotti tossici nelle sede di produzione fino alla produzione di CO2 ed altro lungo tutto il viaggio fino alle nostre abitazioni.

Se si può pensare che comunque tutto ciò possa servire ad assicurare un reddito alle popolazioni dei Paesi locali, bisogna sottolineare che questo mercato non assicura tecnologie o autonomia imprenditoriale dei Paesi utilizzati; ma ricerca soltanto manovalanza a basso prezzo, poco o niente sindacalizzata e territori dove non esistano norme di protezione ambientale.

Appena i lavoratori locali si sindacalizzano o i governanti impongono norme di tutela ambientale, le produzioni in loco vengono smantellate e spostate velocemente in altri territori, lasciando dietro di se soltanto distruzione e danni.

Questo mio racconto è quanto ho appreso, con molto stupore, durante il convegno ” Fiori e diritti” il 23-24.01 all’ Eurac.

Ma tutto questo è possibile trovarlo in un libro reportage di Pietro Raitano e Cristiano Calvi : ” Rose&lavoro”.

Ma tutto ciò lo possiamo chiamare sviluppo o ancora di più sviluppo sostenibile?

Certamente no, le rose in inverno in Occidente sono un assurdità, oltre che, come ha affermato Padre Zanotelli, una violazione dei diritti umani.

Soluzioni?

Certamente sostituire le rose con altri regali, locali e di stagione, potrebbe essere un’ ottima idea, anche se forse uscire dalla forzatura di queste feste “obbligate” non sarebbe male.

Regalarsi un bacio o una passeggiata mano nella mano sarebbe più che sufficiente, certo non aumenterebbe il PIL.

Se proprio vuoi regalare dei fiori, chiedi al fiorista se sono fiori certificati o recati presso una delle aziende già impegnata per la diffusione delle certificazioni sociali e ambientali ( elenco su www.fioriediritti.org ; www.oew.org ; www.bottegadelmondo.bz.it)

” E’ il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante”( Il piccolo principe-di A.de Saint Exupery)

Claudio Vedovelli

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