L’Italia è fatta, ma abbiamo fatto gli Italiani?

 

Garibaldi - Marchionne

Lo Stato Italiano ha deciso di dichiarare giornata di festa il 17 marzo, in occasione del 150° anniversario dell’Unità di Italia.

Ritengo che questa ricorrenza debba essere un’occasione di riflessione e di approfondimento sia sulla storia del nostro Paese (ma non solo), che sul concetto generale e sulla situazione attuale di quella che si definisce Unità d’Italia.

Da dove nasce e come si definisce l’unità di un popolo? Può un popolo essere unito solo dalla definizione dei suoi confini, inventati da costruzioni diplomatiche e militari?

Non è forse il territorio stesso, con le sue caratteristiche ambientali, a creare delle vere unità territoriali, basate su stessi problemi legati alla tutela e nello stesso tempo allo sfruttamento del proprio territorio?

Deve esistere un’unità di una nazione oppure vanno valorizzate le singole specificità locali? Come inserire nel concetto di unità il ruolo delle cosiddette minoranze?

150 anni fa fu vera unificazione oppure fu solo una conquista del Nord (Piemonte in particolare)di territori del Centro Sud Italia? Il Risorgimento fu solo lotta contro il dominio straniero o ebbe anche caratteri di guerra civile? 

 Perché dopo 150 anni, come afferma lo scrittore Gigi di Fiore  nel suo libro“Controstoria dell’unità d’Italia “, nonostante tutto, ancora manca una coscienza unitaria: siamo rimasti napoletani, milanesi, torinesi, siciliani, romani, veneti, fiorentini, bolognesi e poco italiani.

Tanti temi interessanti da approfondire in queste occasioni.  Questo dovrebbe avvenire soprattutto nell’ambito della formazione scolastica, con al centro la professionalità degli storici e non la retorica della politica.

Ritengo quindi, ma al momento non ne vedo traccia, che l’occasione dei 150 anni rappresenti un momento di crescita culturale generale e in questo senso non capisco perché il Südtirol/Alto Adige debba ritenersi escluso da questa riflessione.

 Capisco che nel 1861 l’Alto Adige, così come il Trentino  non fossero in Italia, ma questa può  essere  un’occasione per comprendere da una parte la storia degli altri e dall’altra ripercorrere la propria.

Ben vengano comunque i concerti, la musica, almeno quella non dovrebbe disturbare nessuno.

Lasciamo a parte inutili celebrazioni, spesso esposizione mediatica di politici  e le  esibizioni di forza militare, che in questo momento di tensione mondiale e di crisi finanziaria, non hanno alcun significato oltre a costi inutili. 

 L’unità di un popolo va molto più in profondità di un vuoto sbandieramento di vessilli, di un turbinare di corone presso i soliti monumenti, di fiumi di retorica dei soliti politici inflazionati.

Allego, per chi ha voglia di leggere, un’ intervista con Massimo La Torre, che  insegna Teoria generale del diritto all’Università di Catanzaro, sul Risorgimento,  un’ occasione di approfondimento che mi è sembrata molto interessante.

Buona Festa        

 Claudio Vedovelli

M5SBz

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1 Response to “L’Italia è fatta, ma abbiamo fatto gli Italiani?”


  1. 1 roberto 17 marzo 2011 alle 09:08

    Ciao Claudio,
    Si potrebbero estendere gli stessi concetti al senso di Europa?
    Quando si festeggeranno i 150 anni della CEE ci sarà chi si tirerà indietro con la scusa che all’epoca non ne faceva parte?
    Probabilmente festeggiamo solo l’Italia più che il concetto di Nazione o Heimat. Certo di sti tempi c’è poco da essere orgogliosi di appartenere a questo Stato; perchè quindi accalorarsi?
    Tutti vorrebbero per se e per gli altri un futuro migliore, ma veramente pochi si impegnano.
    E’ chiaro che in un Mondo individualista i concetti auspicati di Nazione naufragano!
    Cosa è meglio quindi: Nazione o individuo? cosa dobbiamo insegnare nelle scuole: senso civico o egoismo per il nostro orticello?
    Buona festa e buone riflessioni


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